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Investire senza tassazione con i P.I.R.


I PIR (acronimo di Piani Individuali di Risparmio) sono una forma di investimento a medio/lungo termine introdotti dall'ultima legge di bilancio per sostenere l'economia italiana incanalando parte del pubblico risparmio verso le piccole e medie imprese italiane e incentivando la sottoscrizione tramite l'azzeramento della tassazione sulla rendita finanziaria che ne deriverà.

COSA SONO I P.I.R.

I P.I.R. sono strumenti di investimento collocati e gestiti da società di gestione del risparmio (SGR), da compagnie assicurative autorizzate ad operare nel ramo vita, o da altri soggetti delegati alla raccolta del pubblico risparmio.

Possono essere sottoscritti da persone fisiche, quindi non da aziende od altri soggetti giuridici.

I P.I.R., già collocati con successo in diversi paesi quali il Giappone, la Gran Bretagna, la Francia e gli USA, devono per legge soddisfare alcuni requisiti:

1) il contratto deve essere mantenuto in vita almeno 5 anni (l'investitore cioè non può ritirare i soldi versati prima del quinto anno dalla sottoscrizione);

2) l'investimento massimo non può superare i 30.000 Euro in un anno;

3)l'investimento massimo non può essere superiore a 150.000 Euro complessivi;

4) ogni persona fisica può sottoscrivere al massimo un contratto.

A fronte del rispetto di questi 4 vincoli, l'investitore otterrà in contropartita un abbattimento di tutto il carico fiscale sia sui capital gain, che sui dividendi che sulle successioni o donazioni.

Non è poco, visto che per prodotti di risparmio 'ordinari' la tassazione sulle rendite conseguite è attualmente pari al 26%.

COME VENGONO GESTITI I SOLDI VERSATI

I P.I.R. sono stati creati per veicolare finanziamenti alle imprese italiane e di conseguenza, per poter collocare sul mercato un P.I.R., anche l'emittente deve obbligatoriamente rispettare alcuni parametri; deve cioè investire i soldi raccolti seguendo alcune regole.

1) Innanzitutto, è previsto che il 70% dei soldi raccolti sia destinato all'acquisto di strumenti finanziari emessi da imprese italiane oppure da imprese europee purchè stabilmente organizzate sul territorio italiano.

2) Il rimanente 30% dell'investimento può essere destinato ad altri strumenti finanziari.

3) Il 30% del primo 70% (vedi punto 1) deve essere utilizzato per l'acquisto di strumenti finanziari emessi da imprese non incluse nel FTSE Mib, quindi deve essere destinato al finanziamento delle piccole e medie imprese.

4) Un ulteriore vincolo impone che non più del 10% del totale raccolto sia destinato a strumenti riconducibili allo stesso emittente.

LA DURATA ED IL RISPARMIO FISCALE

La legge non fissa una durata massima per la vita di un P.I.R. ma identifica come detto una durata minima di 5 anni affinchè il risparmiatore maturi il diritto all'esenzione della tassazione sulla rendita finanziaria eventualmente conseguita. Naturalmente è possibile ottenere la liquidazione delle somme maturate prima del quinto anno, ma qualora si sia verificato un rendimento positivo (capital gain o dividendi percepiti), la tassazione sarà pari al 26% oltre ad interessi per il ritardato pagamento.

I RISCHI COLLEGATI AI P.I.R.

Come tutti gli strumenti di risparmio/investimento (e come insegnano i recenti fatti che hanno interessato la finanza mondiale), anche la sottoscrizione di un P.I.R. non deve essere effettuata senza prima valutarne l'adeguatezza rispetto alla propria situazione economica ed alla propensione al rischio.

Innanzitutto, come detto, la grande appetibilità del P.I.R. consiste in un notevole risparmio fiscale che però si manifesta solo se l'investimento è stato mantenuto per 5 anni o più. E' quindi necessario domandarsi se si potrà fare a meno della somma che si intende versare per almeno 5 anni che finanziariamente è considerato periodo di media durata. Se si pensa di poter aver bisogno di quei soldi, meglio orientarsi verso altri prodotti di risparmio.

La natura dell'investimento non è da sottovalutare perchè il P.I.R. non garantisce risultati positivi e le fisiologiche oscillazioni di mercato potrebbero metterci di fronte ad una temporanea riduzione del valore investito; è cioè possibile che, versati 10.000 Euro in un P.I.R., dopo qualche mese od anno i 10.000 Euro siano diventati 20.000 ma anche 5.000 o meno, nonostante i gestori operino in modo tale da puntare al conseguimento di rendimenti positivi.

E' quindi bene che l'investitore investa nel P.I.R. una somma tale per cui, anche in caso di perdita totale non lo lasci finanziariamente in cattive acque.

Per approfondire maggiormente l'argomento è possibile scaricare qui il documento ufficiale con cui il Ministero dell'Economia e delle Finanze ha fornito i principali chiarimenti sui P.I.R.

Buona lettura.


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